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Il parco vetture dell'ATAC dagli anni '60 alla fine degli anni '90 |
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| Il mondo degli autobus |
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Index | ||||
| Mezzi di altre città | ||||||
| Ultima corsa | ||||||
| Indice schede vetture | ||||||
| Parco ATAC dopo il 1997 |
Sicurezza stradale |
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| Fiat 410 |
La rimessa San Paolo (anni '30), una delle più antiche di Roma e, a mio parere, la più bella. |
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| Fiat 418 |
In questa pagina sono raccolti dati e storie degli autobus ATAC in servizio a Roma dall'inizio degli anni '60 fino alla fine degli anni '90. La decisione di separare il parco mezzi ante-1997 dalle vetture più recenti è dettata da un problema di "pesantezza" delle pagine, ma c'è anche una componente affettiva: in questi ultimi anni è cambiato molto nel trasporto pubblico, le vetture nuove non hanno la personalità e l'imponenza di quelle di un tempo, i mezzi che sono stati dei capisaldi della mia passione sono progressivamente spariti, l'organizzazione stessa dell'Azienda è cambiata tantissimo, insomma, è finita un'epoca... |
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| CMB 201 | ||||||
| Modello Romano | ||||||
Molti dati dei mezzi entrati in servizio fino al 1985 sono stati gentilmente forniti da un altro appassionato, Fabrizio Azzini, che ringrazio pubblicamente per la grande quantità di materiale che mi ha messo a disposizione; alcune delle foto sono state scattate negli anni '80 dall'amico Francesco Filippini-Battistelli, la prima persona che ho scoperto casualmente condividere la mia passione. Merita un ringraziamento particolare Andrea F., più che un appassionato, un grande esperto del trasporto pubblico romano!
Molte sono le critiche che possono essere mosse all'ATAC relativamente alla scelta, alla manutenzione e alla gestione delle vetture, ma non si può non riconoscere il merito di aver numerato (almeno fino al 2001, quando è iniziata la scellerata numerazione dei 491.12 Cursor...) in maniera logica e omogenea i propri mezzi. In sostanza, una volta iniziata una serie con un certo tipo di vetture, le successive evoluzioni venivano numerate in serie vicine e consequenziali. Ad esempio, la numerazione degli Inbus U-210 iniziava con la serie 400-508. Il modello successivo, con un motore diverso ma con la stessa impostazione generale, era la serie 600-813, seguita ancora dalle 900-1262; mentre i contemporanei ma completamente diversi Iveco 471 erano numerati 2800-3311, in una serie completamente diversa. Anche il tempo intercorso tra la dismissione delle vetture di una serie e la numerazione di vetture nuove con quella stessa serie è sempre stato notevole, evitando confusioni al personale ...e agli appassionati!
Nota - I numeri aziendali a quattro cifre si leggono come due gruppi di due cifre ciascuno (p.es. 2811 si legge "ventotto-undici" e 1201 "dodici-zero-uno"), quelli a tre cifre come un unico numero (406 = "quattrocentosei"). Le serie sono date dalle prime cifre del numero, nei nostri esempi, dunque, sono nell'ordine 28xx (ventotto), 12xx (dodici) e 4xx (quattrocento). Nel parlare di una serie precedente a quella attualmente contraddistinta da quella numerazione, si aggiunge l'aggettivo "vecchia", pertanto la 6021 vecchia non sarà un Mercedes Citaro ma uno stupendo Fiat 421 AL del 1974. Se un "migliaio" è occupato da un unico modello, a volte ci si riferisce a quel modello con il semplice migliaio (p. es. la serie delle 5xxx vecchie è chiamata semplicemente "le cinquemila")
Il nostro percorso storico inizia nel 1960, quando la Fiat dava il via alla produzione del 410. Nato alla luce dell'esperienza positiva del 306 del 1956, con il motore a sogliola posto sotto il pavimento (si tratta per entrambi i modelli del medesimo 310H/61 di 11548 cc da 173 CV), adottava la stessa soluzione che permetteva di risparmiare una notevole quantità di spazio a costo di un aumento poco rilevante dell'altezza del pianale. Il cambio era semiautomatico a 4 marce sincronizzate con frizione automatica, erano inoltre dotate di servosterzo.
La prima serie giunta a Roma in quell'anno è quella numerata 2735-2967 e si tratta di un gruppo di mezzi carrozzati OM. Avevano un aspetto molto caratteristico, con il frontale liscio senza una calandra, la porta anteriore a 2 ante e veletta anteriore con indicazione dei capolinea.
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Tra il 1962 e il 1969 venivano acquistati 58 fiat 412 bipiano, carrozzati Aerfer, con motore posteriore e cambio semiautomatico, che vennero immatricolati nella serie 3901-3958. Impiegati esclusivamente sulle linee 64, 85 e 88, vennero radiati all'inizio degli anni '80. Alcuni esemplari sono ancora visibili in qualche terreno privato, inoltre alcuni mezzi perfettamente analoghi sono ancora in servizio in altre città d'Italia (sicuramente a Rimini e a Ferrara)
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Sopra e a sinistra: due immagini del fiat 412 n° 3910, ancora esistente e conservata presso un circolo ippico alla periferia di Roma. Nel suo stato attuale, a quasi 20 anni dall'accantonamento è in condizioni quasi ottime! Diversamente dalle altre vetture, delle quali gli esemplari superstiti, se esistono, sono unici o comunque rarissimi, del 412 romani sono rimasti più esemplari, anche se il loro stato di conservazione non è sempre buono come in questo caso.
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L'ultima serie dei 410 risale agli anni 1972 e 1973. Dotate, a partire dalla 3824, di cambio automatico, hanno carrozzeria Pistoiesi - BCF (3684-3758, 4042-4178) e Fiat - Cameri (3759-3899 e 4000-4041). Sono state tutte radiate entro i primi anni '90, questa è stata in particolare l'ultima serie all'interno della quale alcuni esemplari hanno circolato nel colore verde Roma 71 fino alla cessazione del servizio, nei primi anni '90. Ricordo ancora la gioia che provavo quando, intorno al 1984-85, sul vecchio 93X -poi 613- prendevo la 3757 o la 3758, appunto colorate di verde, oppure sulle linee periferiche allora gestite da San Paolo, come il 766 o il 762 arrivava qualche vecchissimo autobus verde. Allo stesso modo non scorderò facilmente l'emozione di gioia quando su una linea periferica di Tor Vergata incrociai la 4080 nell'estate del 1993, quando ormai ero praticamente certo dell'accantonamento di quella serie... |
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In quegli anni sulle strade di Roma circolavano anche dei mezzi Lancia Esatau 703 ed Esagamma 718. I primi Esatau 703 comparvero nel 1954, la fornitura fu completata nel 1960 impegnando le serie101-159, poi 200, 300, 500 e infine 01-80 (è da notare che fino al 1963 autobus, filobus e tram avevano solo numeri dispari, essendo i pari riservati ai rimorchi). Montavano un motore centrale a sogliola da 8867 cc con potenze tra i 130 e i 144 CV, cambio manuale con riduttore e frizione a pedale. Nel 1980 erano tutte radiate. |
Lancia 703 OMFP - vett. n° 01 |
Gli Esagamma 718 comparvero nel 1966 e furono forniti fino al 1972, numerati 101-301, con varie carrozzerie; montavano un motore centrale da 10521 cc e 237 CV. Buona parte di esse era dotata di cambio automatico, alcune avevano cambio manuale con frizione comandata dal pomello della leva del cambio. Avevano ruote posteriori singole, ed ebbero numerose varianti di carrozzeria. Non ebbero un grande successo: il motore, di derivazione nautica, dava problemi di raffreddamento (inesistenti sul mezzo nautico che ha la possibilità di pompare continuamente acqua), era rumoroso e la marcia non era confortevole, tuttavia erano molto amate dal personale di guida. Furono i primi autobus romani dotati di turbocompressore, e i più potenti, fino all'arrivo dei Cityclass Cursor, nel 2001.
Anche i 718 fanno parte dei miei primi ricordi legati agli autobus: mi ricordo che avrò avuto si e no 4 anni e già ogni volta che ne vedevo uno chiedevo a Mamma di portarmici, e lei pazientemente cercava di assecondarmi... una grande passione che si manifestava precocemente J. La fine dei 718 merita di essere raccontata: molti di essi furono mandati in Irpinia, insieme ad alcuni 703, in occasione del terremoto del 1980 per essere impiegati come abitazioni di fortuna per i senza-tetto; tuttavia, una volta giunti a destinazione, in breve tempo furono tutti quanti privati dei motori, i quali sarebbero stati portati a Napoli e nei cantieri navali dei dintorni per essere "riciclati" su qualche imbarcazione, data la loro originaria destinazione nautica. Esistono anche alcune foto di un 703, la vettura n° 10, sotto un palazzo di Avellino, in quella posizione in quanto sarebbe stato troppo difficile spostarlo e quindi si decise di costruirci il palazzo intorno!!! Sempre nei dintorni di Avellino, la vettura 3233 era utilizzata come casa in campagna almeno fino a pochi anni fa.
Nel 1973 fecero la loro comparsa a Roma i primi 20 esemplari di Fiat 418. Dotati di motore tipo Fiat 8200.12 (9819 cc, 194 CV) disposto in posizione centrale tra gli assi e cambio automatico, presentavano sospensione mista, guida a sinistra e freno di soccorso non più a mano, ma ottenuto dal sezionamento di quello di servizio. Numerati 4200-4219, presentavano parabrezza bombato, a differenza dei successivi 418, e la porta per il conducente sulla fiancata sinistra (detta porta fu poi eliminata in seguito).
Tra il 1973 e il 1975, in vista dell'Anno Santo del 1975, furono acquistati alcuni lotti di Fiat 421, con motore anteriore di 13798 cc capace di erogare 220 CV (421 A) e 225 CV (421 AL), cambio automatico ZF e sospensioni pneumatiche. La distribuzione dei pesi dovuta al motore anteriore rendeva possibile l'adozione di ruote singole sull'asse posteriore in luogo delle gemellari presenti sugli altri mezzi trattati fino qui. In origine i 421 montavano ruote speciali appositamente studiate dalla Michelin; successivamente vennero sostituite con ruote "commerciali", leggermente più strette, con le quali iniziarono a manifestarsi problemi di tenuta di strada.
Apparvero nella versione corta 421 A da 11 metri, con carrozzerie Fiat e Menarini, numerate 5000-5319 (le Menarini erano numerate 5220-5319); di queste le 5000-5019 presentavano il parabrezza bombato, le successive a sperone. Nel 1974 entrarono in servizio anche i 421 AL, da 12 metri, tutti con carrozzeria Fiat, numerati 6000-6119. Due anni dopo la 6119 venne incendiata e la serie si concluse con la 6118. Complessivamente delle buone macchine, avevano dalla loro un motore molto potente, tuttavia la posizione anteriore rendeva il posto di guida eccessivamente caldo, se ciò era gradito nella stagione fredda, in estate un turno con il 421 era vissuto come una tragedia. Inoltre, nonostante le ruote particolarmente alte, la tenuta di strada lasciava molto a desiderare, specie sul bagnato -esiste ancora memoria storica di un testacoda sui sapietrini bagnati di via Nazionale negli anni '80!. Furono radiati nel 1995, molti di essi (5220-5264) furono inviati nel 1989 a Cuba dove -pare- fanno ancora servizio egregiamente. Altri esemplari (5) passarono al CAT di Tivoli, dove rimasero in servizio almeno fino al 1996.
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Nella foto a sinistra, scattata da Francesco Filippini-Battistelli alla fine degli anni'80, un 410 Cameri e un 421 Menarini in sosta davanti alla rimessa Lega Lombarda. Oggi questa rimessa non esiste più, essendo diventata semplicemente un'officina alle dipendenze di Portonaccio.
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In un'altra foto di Francesco Filippini-Battistelli, il Fiat 421 A Menarini, vettura n° 5315: una vettura che non c'è più, in un deposito (Lega Lombarda) che non c'è più, tabellata su una linea, il 319, che non c'è più...
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Nella foto a destra la vettura 6085 (Vittoria) fotografata da Francesco Filippini-Battistelli alla fine degli anni '80. Cliccare sull'immagine per ingrandirla |
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Nella foto, datata primavera 1993, una scena allora usuale, oggi solo un ricordo: un 421 Cameri entra dai fornici di Porta San Giovanni e si dirige verso il centro di Roma, probabilmente sulla linea 16. Un altro 421 è visibile nella direzione opposta, oltre le mura. A quei tempi svariati 421 erano in servizio presso la rimessa Tuscolana, a cui fa capo il 16, e proprio su un 421A, la 5019, nel 1991 potei consultare per la prima volta una tabella di marcia e un foglio di via. Ricordo ancora, come se fosse ieri, che la linea era il glorioso 716 e l'orario il 9°... |
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Dopo l'esperienza dei 421, nel 1976 iniziò il larghissimo impiego dei Fiat 418 AL da 11 metri (nella foto sopra, la 4803 e la 4815 fotografate alla rimessa San Paolo) , acquistati complessivamente in 558 esemplari, sostanzialmente analoghi alle 4200-4219 ma dotate di un cambio diverso e con varie carrozzerie, così distribuite:
| Numeri di esercizio | Range anni immatricolazione | Carrozzeria | Vetro posteriore |
| 4220 - 4339 | 1976 - 1977 | Fiat - Cameri | Vetro posteriore doppio a battente |
| 4340 - 4432 | 1977 - 1978 | Portesi | Vetro posteriore doppio a battente |
| 4480 - 4599 | 1980 - 1981 | Fiat - Cameri | Vetro posteriore singolo fisso |
| 4600 - 4719 | 1980 - 1982 | Pistoiesi - BCF | Vetro posteriore singolo fisso |
| 4750 - 4789 | 1982 | Portesi | Vetro posteriore singolo fisso |
| 4800 - 4864 | 1981 - 1982 | Fiat - Cameri | Vetro posteriore singolo fisso |
Nel Novembre 1980 le vetture 4554, 4576, 4578, 4590 furono inviate in Irpinia come container per merci e mezzi di sussistenza per i terremotati, e fecero ritorno a Roma nel mese successivo.
La loro alienazione dal parco aziendale è iniziata alla fine degli anni '90 ed è stata completata nei primi mesi del 2003.
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Nel 1980 iniziava anche la fornitura degli Inbus U-210, a motore posteriore, forniti complessivamente in oltre 670 esemplari, seppure con qualche differenza tra loro. La prima serie (400-508) era composta di vetture Siccar U210-176 che montavano un motore 8200.13 da 10308 cc e 208 CV derivato dal 8200.12 che equipaggiava il 418 (come il motore del 418 era imparentato con quello dell'autocarro Fiat 684, analogamente questo montava parti mobili del Fiat 160, erede del 684); le successive 600-813 sono Siccar U210-177 motorizzate con il nuovo 8220.12 da 9572 cc e 203 CV. Lo stesso propulsore veniva montato sui 177/4, delle serie 900-1094 (1984/85), 1095-1234 (1987/88) e 1249-1262 (1989). Inizialmente ritenute le migliori vetture del parco aziendale, con il passare degli anni hanno mostrato |
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numerosi inconvenienti praticamente sotto tutti i punti di vista. Le vetture 400-508 (complessivamente le migliori o, almeno, le "meno peggio") sono state inviate nel 1997 come aiuto umanitario in Albania, le 600-813 sono state tutte accantonate tra il 2000 e il 2002, le restanti rimangono ormai in servizio, con un esiguo numero di esemplari, esclusivamente sulle linee notturne affidate alla SAIS. Nelle foto, due viste della vettura n° 411, dotata di indicatore a display, negli ultimi mesi di servizio a Portonaccio nella primavera del 1997 |
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Le vetture 1261 e 1262 non fanno più parte del parco ATAC, in quanto cedute al Cotral, e ivi numerate 9050 e 9051, in cambio dei 2 Iveco 370S (nn. 8144 e 8145) che in ambito ATAC hanno assunto i numeri d'esercizio 1801 e 1802. Non è, invece, del tutto chiaro il motivo del "buco" tra la 1234 e la 1249. L'ipotesi più credibile vuole che i numeri restanti fossero destinati ad accogliere 14 U-210 De Simon, il 20% del lotto precedentemente fornito, i quali però non sono mai arrivati. Al loro posto la De Simon avrebbe offerto a prezzo di favore altrettanti Iveco 480 Turbocity (dovrebbero essere le 2650-2663) |
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A sinistra, un Inbus U-210 della serie 600-813; a destra la vettura 921 in una foto promozionale dell'Atac
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Un problema costante su queste macchine era il raffreddamento, drammaticamente carente specialmente nella stagione calda. Ricordo che, quando le linee dell'EUR uscivano tutte dalla rimessa Magliana, al capolinea di piazzale dell'Agricoltura l'estate c'era la fila per rimettere l'acqua sugli Inbus, in particolare erano sufficienti due salite ravvicinate come quelle di Colle di Mezzo e di via Gradi sul 762 per mandare in ebollizione l'acqua e far perdere qualche corsa su una linea che già di per sè era tutt'altro che frequente. Il problema trovava una soluzione semplice ma non molto decorosa: dopo pochi mesi lo sportellone del vano motore di queste vetture era diventato una groviera, traforato artigianalmente, nei casi più fortunati dotato di una griglia, come si può vedere nella foto a destra che ritrae la 495, altrimenti con i buchi a vista. |
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Nei primi anni '80 anche Iveco avviava la produzione di autobus unificati F1, così tra il 1982 e il 1983 prendevano servizio anche i Fiat 470 (2300-2481), simili per la meccanica agli U-210, ma dotati di cambio ZF a 4 rapporti e con un sistema di raffreddamento molto più efficiente. Lunghe 12 metri, con 120 posti totali, sono state le vetture con la maggiore capienza fino all'arrivo degli autosnodati nel 1997, pertanto venivano spesso utilizzate su linee di forza come il 163, il 490 e il 105. Oltre a qualche inconveniente nel circuito pneumatico, avevano seri problemi a livello di cambio (difficoltà nel selezionare la marcia in partenza, e marce che uscivano improvvisamente a vettura in movimento), ma erano molto amate dagli autisti in quanto erano le uniche vetture che, grazie all'ottimo sistema Dreika, avevano un efficiente riscaldamento della cabina nei mesi invernali, e ci si lavorava molto bene. Nel 1983 furono anche acquistati 5 esemplari di 470 carrozzati Portesi, numerati 2600-2604, che presentavano i medesimi pregi e difetti, sotto una diversa carrozzeria.
Nel 1984 faceva il suo ingresso a Roma un nuovo modello Iveco, il 471.12.20, noto come U-Effeuno, dotato dello stesso motore 8220.12 da 9572 cc e 203 CV. Immatricolate con i numeri di esercizio 2800-3311 tra il 1984 e il 1988, si differenziano tra loro solo per il cambio (a 4 rapporti per le 2800-2897 e 3055-3181; a 3 rapporti per le 2898-3054 e 3182-3311) e per alcuni particolari di carrozzeria.
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Nel 1984 entrava in servizio un primo gruppo di 5 Menarini-Monocar 201/1 LU, numerate 2700-2704, seguite poi nel 1985 da altre 33 vetture 201/2 LU (2705-2737) fino al completamento della fornitura nel 1988-89 con le restanti 2738-2797. Anche queste unificate al tipo F1, dotate di cambio a 4 rapporti e motore 8220.12, risultano particolarmente gradevoli nella linea e nella disposizione interna, agili e scattanti. Caratteristico su questi mezzi era, in particolare, il posto di guida, contraddistinto da un'impostazione molto scarna del cruscotto anteriore, con i comandi concentrati, invece, sul pannello laterale sinistro. |
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Nella foto sopra, la vettura 2742 fotografata al capolinea dell'Arco di Travertino nel Settembre 2002 sul 765 |
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Dopo il completamento delle serie precedenti, ormai tra il 1990 e il 1992, i numeri di esercizio 3400-3565 venivano occupati dai nuovi Iveco 480 Turbocity. Esteticamente quasi identici ai precedenti 471 (Effeuno), nascondono un nuovo potente motore 9500cc. Dotati di cambio automatico Voith a 3 marce (3400-3438) e ZF a 4 marce (3439-3565), sono considerati da molti come i migliori mezzi del parco Atac del passato e del presente. Contemporaneamente (1990-92) veniva fornito un lotto di mezzi con caratteristiche tecniche analoghe, cambio ZF a 4 rapporti e carrozzeria De Simon, numerati 2650-2683.
Sempre nel 1992-93 entravano in servizio i Bredabus 2001, prodotti dal consorzio nato dalle ceneri dell'Inbus tra Breda, Sicca e Sofer. Numerati 1300-1395, sono carrozzati su disegno Pininfarina, con un risultato esteticamente molto valido specialmente nel frontale, e montano lo stesso motore del 480.
Salvo alcuni mezzi "particolari" che verranno trattati in seguito, l'Azienda non ha acquistato altri mezzi fino alla fine del 1997, quando, grazie ai fondi per il Giubileo del 2000, è iniziato il rinnovamento del parco circolante, i cui dati sono visibili cliccando il link sottostante:
I MICROBUS
Oltre ai mezzi da 11-12 metri, erano in servizio anche mezzi di dimensioni più piccole, nell'ordine dei 7-9 metri di lunghezza. Fino alla metà degli anni '70 grande era la varietà di modelli e carrozzerie, dei quali purtroppo non ho dati a disposizione.
Dopo alcune vetture precedentemente in servizio presso l'ATAN di Napoli, dette perciò "napoletane", tra il 1973 e il 1981 prendevano servizio i Fiat 314, carrozzati Portesi e Menarini, con numeri di esercizio delle serie 16xx e 17xx. Dotati di cambio manuale a 5 marce e motore Fiat 8060.12 da 5183 cc e 120 CV montato in posizione centrale, erano mezzi con buone prestazioni e notevoli doti di maneggevolezza.
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Nel 1982-83 facevano il loro ingresso a Roma 90 vetture Inbus U-150 da 8,6 metri numerate 1900-1989 (nella foto la 1946 a Grottarossa), dotate di motore da 7412 cc e 148 CV e cambio automatico Allison a 4 marce con comando a leva. Ormai giunte anche loro alla fine della carriera, hanno sempre manifestato notevoli problemi a livello di trasmissione e un'eccessiva delicatezza degli impianti relativi all'aria compressa. |
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Sempre nel 1982 veniva acquistato un piccolo lotto di Iveco 316 Menarini, simili alle 2xx del Cotral, numerati all'interno della serie 1630-1654 e utilizzati in maniera pressoché esclusiva sulle linee a brevissima percorrenza del settore di Ostia e Acilia (in particolare sullo 011, la navetta di Ostia Antica) e di Grottarossa, radiate già da diversi anni. |
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LE VETTURE EX STEFER ED EX SRFN
Alla fine degli anni '70 tutte le linee automobilistiche urbane interne al Comune di Roma passarono in gestione all'ATAC, la quale "ereditò" anche diversi mezzi utilizzati dalla Stefer e dalla SRFN per l'esercizio di dette linee. Tutte queste macchine avevano una numerazione a 3 cifre, alla quale in ambito ATAC fu premesso il 9, così le 3xx diventarono 93xx e così via.
Esisteva poi il gruppo 1850-1861, costituito da Fiat 306 Macchi con carrozzeria interurbana e cambio manuale con riduttore, rimasti in ambito ATAC dopo la cessione della linea Roma - Tivoli all'Acotral. Questi mezzi venivano impiegati fino alla fine degli anni '90 sul 110, su collegamenti speciali (079 in primo luogo), scolastici, sulle corse del 218 limitate al Dazio di Vigna Murata e su alcune linee di Ostia nel periodo estivo (062). L'ultima vettura ATAC sulla Roma - Tivoli fu la 1852. A proposito di questa linea, si racconta che a volte fossero impiegati in sussidio anche alcuni Fiat 421.