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Cosa vedere |
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| Index |
Una visita nel Lazio Latino non può certo esaurirsi in poche pagine, in queste righe si vuole soltanto dare un'idea, un assaggio delle meraviglie che il territorio dei Latini può offrire al visitatore attento e curioso. In questa pagina sono raccolti alcuni dei luoghi più interessanti e significativi, in un futuro non molto lontano saranno predisposti degli itinerari, capaci di fornire anche un legame logico e geografico tra i siti segnalati.
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Descrizione storica e geografica | ||||
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Fosse Ardeatine |
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Via Appia Antica |
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Tor Maggiore- La più alta torre della Campagna Romana, con i suoi 34 metri di altezza per una base di 7, si trova sulla destra del km 21 dell'Ardeatina moderna (Satricana). Costruita sui resti della domusculta di S. Edistus, viene menzionata per la prima volta nel 1334, quando era dei Savelli. Fu degli Altieri e, nel 1458, dei Capodiferro, quindi, nel XVII secolo, dei Serlupi. Suddivisa in più piani, il primo e l'ultimo dei quali ricoperti da volte a crociera, gli altri erano costituiti da travature lignee delle quali restano ancora i fori nella struttura in tufetti regolari. La torre presentava due ingressi a livelli diversi, presumibilmente dotata di antemurale, era circondata da un ampio recinto in muratura comprendente una superficie di circa 300 m2 |
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Il bacino della Solforata- Uno spettacolare fenomeno di attività residua del Vulcano Laziale è ancora visibile, nonostante gli scempi perpetrati negli anni '60 e '70 da una cava di zolfo. Sul fondo di una valle, una serie di laghetti alimentati da sorgenti solfuree gorgogliano e ribollono in un suggestivo scenario, ritenuto dagli antichi Latini essere la sede di Albunea, una divinità infernale, citata anche nell'Eneide (lib. VII) insieme al vicino oracolo di Fauno. La descrizione dei luoghi nell'antichità che scrisse Lorenzo Quilici, un grande archeologo che studiò approfonditamente il Lazio latino negli anni '70, permette di immaginare lo scenario suggestivo che si doveva presentare agli occhi degli abitanti di allora. |
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Grotta di Fauno- Importantissimo oracolo, citato nell'Eneide in quanto vi si rivolse re Latino per decidere a chi dare in sposa la figlia Lavinia, si trova non lontano dalla Solforata ed ospita essa stessa una sorgente solfurea. L'oracolo veniva consultato mediante l'oneiromanzia, la risposta, cioè, arrivava in sogno, infatti era necessario dormire una notte nella grotta sul vello di una pecora sacrificata. In realtà il sogno era procurato dai mefitici vapori di zolfo, capaci di stordire una persona e di uccidere piccoli animali. |
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Casale della Falcogna di
Sotto- Splendido casale fortificato, sorge su un'altura già abitata in
età antica (i resti rinvenuti sono di età tardo repubblicana) posta sulla
destra del km 15 della via Ardeatina moderna. Il nucleo centrale si addossa
ad una torre, mozzata, databile intorno al XI secolo; altre strutture sono
state aggiunte tra il XV e il XVI secolo. Un restauro radicale, al quale si
deve l'attuale aspetto, avvenne nel XVIII secolo. Fu dei Colonna e dei
Barberini e deve il nome ad uno dei proprietari, il cardinale Falco, rettore
del monastero dei SS. Cosma e Damiano. |
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Torre e castello della Cecchignola- Uno dei luoghi più suggestivi della Campagna Romana, la torre è inserita all'interno di un pittoresco complessonato come casale rurale ma ben presto trasformato in residenza nobile di campagna, posto sulla destra di via della Cecchignola (Ardeatina antica). La torre, risalente al XII secolo, è costruita in scaglie di tufo e selce e presentava un recinto merlato, ancora parzialmente conservato nella parte posteriore del complesso. Menzionata per la prima volta in una bolla di Onorio III (1226-1227) con il nome di Cicomola, nel 1458 fu del cardinale Bessarione, celebre umanista e filantropo. A quegli anni risalgono i notevoli rimaneggiamenti dell'intero complesso e, in particolare, la sopraelevazione della torre con la costruzione in blocchetti di tufo regolari delle due terrazze superiori e della merlatura. Era in comunicazione visiva con numerose vedette dei dintorni, ora per la maggior parte scomparse, e controllava tutta la tenuta omonima. Il toponimo, secondo una suggestiva interpretazione, deriverebbe dalle cicogne che, quando era ancora presente un laghetto vulcanico ora prosciugato, si potevano frequentemente avvistare nella tenuta. Il laghetto era ancora esistente all'inizio del '900, e su quelle che erano le sue rive è ancora visibile, sebbene in pessimo stato di conservazione, un piccolo ninfeo coevo al castelletto. All'interno della tenuta fu rinvenuta una spettacolare villa di età romana, dalla quale fu asportato il celebre mosaico riportato nella foto in basso a sinistra, ora conservato presso il Museo Nazionale Romano. A destra è riportato il particolare di una grata metallica ad una delle finestre del castello. |
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