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Tenuta di Tor Marancia |
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| Index |
In queste pagine è riportata una versione rivista e integrata del testo di Gian Luca D'Andrea e Alessandro Razze predisposto nel Gennaio 2000 per il volantino illustrativo dal titolo "La tenuta di Tor Marancia" distribuito al pubblico nel corso del primo ciclo di visite guidate promosse nello stesso anno dal Parco dell'Appia Antica in collaborazione con le Associazioni ambientaliste operanti sul territorio. Nel corso degli anni successivi lo stesso volantino è stato distribuito, modificato e snaturato nella forma e nei contenuti, omettendo l'indicazione degli autori del testo e delle fotografie. Il volantino, nato sulla base di una precedente fortunata esperienza del Gruppo Attivo Roma XI del WWF, è stato predisposto grazie alla collaborazione di diverse persone, tra cui Alessandra Coletti, archeologa, e Alessia Corami, geologa, i cui nomi non trovarono mai posto nel volantino e che, invece, meritano di essere citate.
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Descrizione storica e geografica | ||||
| About me | ||||||
| Autobus | ||||||
| Sicurezza stradale |
Fosse Ardeatine |
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La Tenuta di Tor Marancia occupa un'area di circa
220 ettari tra la via Ardeatina, Grotta Perfetta e via Sartorio. Parzialmente,
inserita, grazie alla L.R. 10/1997, all'interno del Parco dell'Appia Antica,
rappresenta una risorsa importantissima tanto come area verde, quanto come
"museo all'aperto", trattandosi di un lembo residuo di quello che, un tempo, era
il paesaggio costante della Campagna Romana. In comunicazione diretta con il
Parco dei Castelli Romani e la valle del Tevere, grazie alla vicinanza con la
via Appia Antica la Tenuta è collegata con l'area verde centrale e, attraverso
di essa, al "cuneo verde" di Nord-Ovest, costituito dai parchi di Veio,
Insugherata, Acquafredda..., consentendo un interscambio di specie animali e
vegetali. |
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Via Appia Antica |
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Aspetti botanici e faunistici (a cura del dr. Gian Luca D'Andrea)
Il territorio, per la sua morfologia e la presenza
di zone umide e di scarpate, comprende una varietà di ambienti, caratterizzati
da condizioni ecologiche ampie e diversificate (complessità ambientale),
consentendo in tal modo il mantenimento di un'elevata biodiversità.
Lungo i fossi e i canali presenti nel territorio si sviluppa una ricca
vegetazione ripariale che, nelle situazioni più complesse, presenta una certa
stratificazione con Pioppi e Olmi nello strato arboreo, Felci, equiseti e
diverse specie a foglia larga nello strato erbaceo; più diffuso è il canneto
ripariale a Cannuccia di palude.
Sulle scarpate tufacee presenti in alcune zone del territorio è possibile
osservare la presenza di nuclei di vegetazione termofila: infatti, là dove
l'esposizione è a Sud e il drenaggio è più intenso e quindi c'è un minore
ristagno d'acqua, sono le specie che sopportano bene l'aridità ad essere
dominanti. Queste sono, ad esempio, il Leccio, l'Alaterno e la Ginestra.
Si incontrano poi altre specie non appartenenti alla nostra flora, ma introdotte
dall'uomo e in seguito naturalizzate: l'Eucalipto (Australia), la Robinia
(America) e l'Ailanto (Cina).
Non è da trascurare la restante copertura vegetazionale rappresentata dalle
siepi con Rovo, Corniolo, Prugnolo, Biancospino e tante altre specie. Non va
dimenticata l'importante funzione che essa svolge di corridoio biologico nonchè
di barriera sia per i rumori che per i prodotti di scarico.
Rilevante è la presenza di specie vegetali di grande pregio naturalistico, come
le orchidee, tra cui spiccano le bellissime Orchidee a farfalla e l'Orchidea
"trecce di dama".
Le formazioni erbacee presenti nel territorio sono ovviamente tutte di origine
antropica, visto e considerato il forte impatto antropico rappresentato
soprattutto dal pascolo e dallo sfruttamento agricolo: la copertura erbacea è
sostanzialmente rappresentata da gaminacee annuali o comunque a breve ciclo
vitale e composite spinose resistenti al pascolo come il Cardo mariano.
Per quanto riguarda il patrimonio faunistico, si ha una scarsa mammalofauna, a
causa della consistente presenza dell'uomo e di un'isufficiente copertura
arborea. Nelle zone umide si possono incontrare Rospi, Rane verdi e Bisce di
acqua dolce. Numerosi i rettili: Geco comune, Ramarro, Lucertola campestre e
muraiola.
Ricchissima l'avifauna, con specie quali l'airone cenerino, la Gallinella
d'acqua, il Martin pescatore, l'Usignolo di fiume e poi ancora Merlo,
Pettirosso, Passero, Fringuello e tanti altri ancora.
Geologia
I terreni che affiorano nella Tenuta di Tor
Marancia sono stati originati dalla prima fase eruttiva del complesso vulcanico
dei Colli Albani, avvenuta tra 706 e 338 mila anni fa. In prossimità della via
Ardeatina una parete lunga circa 200 m e alta più di 20 permette di osservare
comodamente le varie sequenze stratigrafiche dei materiali eruttati dal vulcano
Tuscolano-Artemisio. Lo strato più antico è costituito di Tufo pisolitico
(706-680 mila anni), cui si sovrappongono nell'ordine Pozzolane nere e Pozzolane
rosse (528-338 mila anni). Nell'intervallo tra i due strati, in alcuni punti è
visibile uno strato caratteristico di Conglomerato giallastro. Una delle
eruzioni più rapide e violente risale a 338 mila anni fa e ha originato il Tufo
lionato e le Pozzolanelle. Infine lo strato superficiale è costituito da terreno
di riporo, testimonianza dell sfruttamento delle cave fin dall'età romana.
L'estrazione delle Pozzolane stratigraficamente più basse ha invece prodotto
numerose gallerie e cavità.
Le varie fasi eruttive del Tuscolano-Artemisio si sono sovrapposte a cicli di
erosione e deposizione dovuti ai corsi d'acqua e alle variazioni del livello
marino. Qui l'attività erosiva era svolta dal bacino dei fossi di Grotta
Perfetta e Tor Carbone. Attualmente, a causa della costruzione dei quartieri tra
Tor Marancia e il Tevere, il bacino ha perso un tratto consistente, rimanendone
solo i due tronconi che attraversano la Tenuta.
Va altresì osservato che un tempo la zona, come del resto tutta la Campagna
Romana, era molto più ricca d'acqua di oggi; esistevano, infatti, almeno 5
sorgenti spontanee perenni all'interno della Tenuta, di cui una sola oggi è
(sporadicamente)
attiva. Anche la portata dei fossi era decisamente maggiore. Questo cambiamento
si è verificato a partire dal secolo scorso, accentuandosi in questi ultimi
anni. La causa è da ricercare nello sfruttamento a monte, che avviene sia con il
prelievo di acqua direttamente dai fossi, di solito per irrigazione, sia
mediante pozzi artesiani che tuttora alimentano numerose abitazioni fuori dal
perimetro della città. Inoltre, l'urbanizzazione selvaggia, tanto a Roma quanto
ai Castelli, con la costruzione di edifici e di strade asfaltate, impedisce
sempre di più l'infiltrazione di acqua verso le falde sotterranee.
L'ulteriore alterazione di uno stato di cose già precario comprometterebbe
drammaticamente l'assetto idrogeologico dell'area, mettendo a serio rischio la
stabilità stessa dell'edificato.
Quadro storico
Le prime tracce di insediamenti umani risalgono al
periodo preistorico e sono state individuate nei pressi di via Grotta Perfetta.
Numerose testimonianze, peraltro poco indagate, risalenti all'età romana
mostrano come questo territorio fosse destinato allo sfruttamento agricolo a
partire quanto meno dall'età augustea, mediante il sistema delle ville rustiche.
Queste erano vere e proprie aziende di proprietà di importanti personaggi della
vita politica e commerciale di Roma, efficacemente organizzate per la produzione
agricola intensiva, in cui lavoravano gli schaivi del dominus. A quest'ultimo e
alla sua famiglia era riservata la parte residenziale dell'insediamento, in cui
non mancavano ninfei e terme private, con i relativi impianti di raccolta e
conservazione dell'acqua. Una di queste era la villa di Numisia Procula, scavata
nell'Ottocento dal Biondi, il cui aspetto è stato poi stravolto dalle cave, e
quella di Munatia Procula, cancellata dall'edificazione alle spalle di piazza
Lante (l'andamento curvilineo di via Ceruso ricalca probabilmente un'ampia
esedra della villa). Esisteva una fitta rete stradale costruita attorno agli
assi portanti dell'Ardeatina e della Laurentina, e la stessa via Grotta Perfetta
era un collegamento tra le numerose ville presenti sul territorio. Di questi
antichi percorsi rimangono come testimonianza brevi tratti basolati e alcune
tagliate stradali, la più grande e spettacolare delle quali interseca via Grotta
Perfetta poco lontano dal Forte Ardeatino ed è probabilmente di pertinenza del
percorso originario della via Laurentina. Sono anche presenti numerose
necropoli, dall'età protostorica all'età traianea (II sec. d.C.), in particolare
è da citare una notevole tomba a camera dell'età repubblicana, nonchè
testimonianze dell'età cristiana. Sono, infatti, presenti le catacombe
dell'Annunziatella nei pressi del quartiere di Roma 70, mentre un'iscrizione
rupestre rappresentante il monogramma di Cristo, visibile all'interno della
Tenuta, lascia supporre la presenza di un'altra catacomba, forse perduta a causa
delle cave, indicata in alcuni itinerari tra San Sebastiano e l'Annunziatella.
Il territorio mantenne la sua connotazione agricola anche dopo l'età romana: sul
luogo di antiche ville rustiche sorsero casali e torri. Queste ultime, nate in
età carolingia come vedette per la difesa dalle incursioni saracene,
costituivano un sistema di vedette in grado di scambiarsi segnali luminosi, di
fumo o acustici da Roma fino al Circeo ed oltre. Un esperimento condotto alcuni
anni fa ha mostrato che un segnale partito dal Circeo poteva impiegare meno di
25 minuti (per la precisione 24) per giungere a Roma, permettendo di organizzare
difese adeguate. Nei secoli successivi assunsero un'importanza strategica ne
controllo delle strade, delle tenute, dei crinali e dei fossi, diventando
oggetto di lotte e contese tra i signorotti locali. In quest'epoca compare il
nome di Tor Marancia, residuo del toponimo del Praedium Amaranthianus,
cioè del fondo di Amaranthus, presumibilmente un liberto della famiglia
dei Numisii Proculi. La torre che aveva questo nome è scomparsa, come molti
altri edifici indicati nella cartografia antica, e si trovava a breve distanza
dall'Ardeatina; la torre che viene attualmente chiamata Tor Marancia e si trova
sulla strada omonima è, in realtà la Torre delle Vigne (o di San Tommaso). Il
Casale di Tor Marancia, fortemente rimaneggiato, si trova alle spalle di via
delle Sette Chiese, nella proprietà oggi indicata come Horti Flaviani.
Va osservato come, a quell'epoca, la Tenuta di Tor Marancia coincidesse solo in
parte con l'area che il toponimo indica attualmente, occupando, invece, una zona
più settentrionale, fino ai margini dell'attuale Garbatella. L'area in esame
apparteneva, invece, in buona parte alla Tenuta di Grotta Perfetta.
Fino alla fine del Settecento la zona era coltivata a vite, cereali e pascolo. I
casali costituivano piccoli nuclei abitati sparsi sul territorio, i cui
proprietari rimanevano monasteri,confraternite e ricchi latifondisti. Negli anni
Venti dell'Ottocento riprese lo sfruttamento sistematico delle cave di
pozzolana, che causò notevoli alterazioni all'originale morfologia dell'areae la
distruzione di numerosi resti archeologici, come le ville dei Numisii scavate
pochi anni prima dal Biondi. Tuttavia le carte dell IGM fino al 1924 mostrano
pressochè inalterati il bacino idrografico e l'aspetto della Tenuta, ma già
negli anni '30 nascevano i primi nuclei di case rapide (una sorta di ghetto di
baracche, malsano e frequentemente inondato, che veniva chiamato
dispregiativamente Sciangai). Nel 1948 sorsero le case popolari di Tor Marancia,
quindi i recenti quartieri verso la Montagnola e Grotta Perfetta. Negli ultimi
anni continua l'avanzata dell'edificato nei comprensori del Sogno e di Tor
Carbone.
Situazione odierna
La Tenuta di Tor Marancia è stata
indicata nel PRG del 1962 come zona di espansione edilizia per circa 40000
abitanti e 3,5 milioni di m3 di costruzioni. Con la Variante di
Salvaguardia del 1991 si è ridotto l’edificabile a 2,3 milioni di m3.
Le Associazioni ambientaliste (WWF in primo luogo), in collaborazione con
diversi comitati spontanei e associazioni locali, hanno condotto una forte
opposizione ad un’edificazione dalle prospettive disastrose sulla mobilità e la
vivibilità. La giunta Rutelli confermava questa previsione di PRG fin dal suo
insediamento. La Legge Regionale 10/97 ha incluso una superficie pari a circa la
metà della Tenuta all'interno del Parco Regionale dell'Appia Antica. Se questo,
da una parte, ha eliminato il rischio di edificazioni all'interno della Tenuta,
ancora poco o nulla si è fatto per risolvere altri problemi, primo tra tutti
quello della proprietà dei terreni, i quali risultano tuttora privati e quindi,
a rigore di legge, non sarebbero fruibili dal pubblico. L'area è, inoltre,
ancora in attesa di una adeguata valorizzazione, che vada da una ripulitura e
bonifica delle discariche alla predisposizione di una sentieristica pedonale e
ciclabile, fino alla creazione di percorsi, eventualmente integrati da pannelli
didattici.
Va ancora osservato che la salvaguardia della Tenuta è avvenuta grazie al
perverso meccanismo delle "compensazioni": in sostanza, i 2 milioni di metri
cubi di cemento che dovevano sorgere a Tor Marancia sono semplicemente stati
delocalizzati, caricando ulteriormente altre aree già destinate
all'edificazione.
Percorso di visita (a cura di Alessandro Razze)
Va necessariamente premesso che la Tenuta di Tor Marancia è ancora di proprietà privata, in alcuni punti i terreni sono sorvegliati da cani o da guardiani, pertanto non è consigliabile avventurarvisi da soli, risultando più prudente partecipare alle visite che vengono periodicamente organizzate dalle associazioni locali (se interessati, cliccare qui).
Il percorso proposto ha inizio all'incrocio tra
via dei Numisi e viale G. A. Sartorio, dove il Parco dell'Appia Antica ha
posizionato una bacheca informativa. Imboccando via dei Numisi, si nota subito
come essa sia in realtà una strada antica e presenti alcuni resti di un
lastricato. Si tratta, infatti, dell'antica via Laurentina, un tratto importante
e ancora controverso della quale passava proprio all'interno della Tenuta. Sulla
sinistra, dopo alcuni orti, inizia una piccola collina, sui cui fianchi si
trovano i resti, scavati alcuni anni fa e poi nuovamente sotterrati, della villa
dei Numisii Proculi. La villa, indagata una prima volta dal Biondi nella prima
metà del XIX secolo, è stata stravolta completamente dalle cave di pozzolana e
tufo, operanti fino alla metà del XX secolo.
Dopo il tratto alberato, imboccando il sentiero sulla sinistra, è possibile
intravedere alcuni resti di murature di pertinenza della villa. Sulla destra,
nascosta tra la vegetazione, è l'imboccatura di una grande cava sotterranea.
Proseguendo lungo il sentiero si giunge alla sommità della salitella, da qui la vista abbraccia una parte consistente delle cave a cielo aperto, sfruttate già dall'età romana ma usate in maniera intensiva tra il 1870 e la metà del Novecento, con la grande espansione edilizia di Roma. Lo scenario risulta particolarmente suggestivo, tanto è vero che in passato era stato utilizzato diverse volte come scenario per film western, il panorama arriva fino alla non lontana via Appia Antica, dalla quale spiccano la basilica di San Sebastiano e il tamburo della tomba di Cecilia Metella.
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Il sentiero prosegue fino ai resti di un cancello metallico sulla destra, da qui si punta direttamente verso il fondovalle, passando per un piazzale pavimentato, un vecchio deposito di materiali da costruzione. La valle è attraversata da una strada, via dei Numisi, la quale, però, in questo tratto ha abbandonato il percorso della Laurentina antica. Imboccando questa strada in direzione della via Ardeatina, si raggiunge l'area dei "bagni". Il nome, usato per la prima volta dal Biondi, deriva dal fatto che vi si trovano una serie di opere idrauliche che, inizialmente, si pensava fossero di pertinenza delle ville dei Numisii. Sono ancora visibili alcuni cunicoli idraulici scavati nel tufo, uno dei quali è tagliato dalla moderna Ardeatina, e un canale in cocciopesto. A breve distanza si trova un grande vascone antico, con pianta absidata e rivestito all'interno di cocciopesto. |
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Una prima ipotesi, abbracciata dal Biondi, voleva che il vascone facesse parte di un sistema di impianti termali, mancano, però, altre strutture che ne avrebbero dovuto fare parte. Un'ipotesi più recente
propone di interpretarlo come una fonte sacra, probabilmente quella di cui
parla lo scrittore Festo, localizzandola tra il terzo e il quarto miglio
dell'antica Ardeatina. La posizione del vascone, coricato su un fianco, si può spiegare con il fatto che, in origine, fosse ad un livello più alto, poggiato sul tufo. Successivamente, l'opera delle cave avrebbe scavato tutto intorno fino a farlo franare a terra. Il "dente" di tufo sul quale insisteva sarebbe, poi, stato eliminato nell'opera delle cave. |
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A breve distanza dal vascone, volgendo le spalle all'Ardeatina, si vede un altro "dente" di tufo, sul quale insiste la base di una costruzione. Un attento esame del materiale da costruzione permette di identificare la coesistenza di blocchetti di tufo, scaglie di selce e frammenti marmorei. Si tratta di una costruzione presumibilmente di epoca medioevale. Una sua identificazione certa non è possibile, tuttavia le dimensioni e il confronto della sua posizione con le indicazioni delle antiche cartografie permette di stabilire trattarsi di una torretta, forse proprio la Torre Amaranthiana che avrebbe poi dato il nome alla tenuta e, quindi, al quartiere. Da qui si può raggiungere nuovamente via dei Numisi, percorrendola fino a raggiungere uno stradello che si stacca sulla sinistra, sul quale ci si dirigerà verso la sommità del rilievo che attraversa. Sebbene il suo aspetto non sia quello di una importante via di comunicazione, in realtà è il proseguimento della via Laurentina. |
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Pittoreschi, nonostante lo stato di abbandono in cui versano, sono i casali che si trovano lungo questo tratto del percorso di visita. Non si tratta di strutture particolarmente antiche, risalgono, difati, in buona parte al periodo compreso tra '800 e '900. Il complesso che si trova nel fondovalle(foto a destra), a breve distanza dal viottolo, è tuttora parzialmente abitato; quello che si trova sulla collina a sinistra del viottolo, decisamente più vecchio, è abbandonato già da tempo, ma presenta ancora buona parte della trave di colmo del tetto e alcune grate metalliche alle finestre. Superata la collina, il sentiero digrada rapidamente nella vallecola scavata dal fosso di Tor Carbone fino a perdersi. L'antica Laurentina proseguiva verso sinistra, valicando il fosso con un ponte oggi scomparso, e si andava ad infilare nella tagliata stradale, purtroppo non visitabile in quanto custodita in un terreno privato, che incrocia via Grotta Perfetta.
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Proseguendo a destra lungo la base della collina, si giunge in prossimità di una piccola cavità nel tufo, seminascosta dalla vegetazione. Si tratta dell'ingresso, quasi completamente interrato, ad un ampio ambiente sotterraneo, una tomba datata intorno alla fine del I secolo d.C. La visita dell'interno della tomba è, di fatto, possibile anche se sconsigliabile per diversi motivi. In primo luogo l'accesso è difficile, è necessario introdursi in una cavità fangosa con un'apertura molto limitata. L'apertura presenta, poi, alcune vistose crepe sulla volta che lasciano qualche dubbio sulla sua stabilità. L'ambiente è, nelle parti iniziali, molto interrato e non permette un movimento agevole. Infine, va segnalato che la tomba è, in buona parte, piena d'acqua per un'altezza superiore ai 40-50 cm. Per chi proprio non potesse fare a meno di introdurvisi, si suggerisce molto caldamente di recarvisi in compagnia di un'altra persona che rimanga all'esterno e possa dare un aiuto o l'allarme in caso di necessità. |
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L'interno della tomba è articolato in un primo ambiente a pianta quadrata, con nicchie sulle pareti, sul quale si affacciano ai lati due stanzette con copertura a volta. Sul lato opposto all'ingresso si accede ad un vasto ambiente a pianta rettangolare con diverse ampie nicchie su tutti i lati e una sorta di arcosolio sul fondo. Probabilmente, prima della nascita delle cave, c'erano altre tombe lungo la Laurentina antica, ma l'attività estrattiva ne ha cancellato ogni traccia.
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Lasciata la tomba ipogea, proseguendo sullo stesso sentiero, si entra in un piacevole bosco di pioppi, piantati alcui decenni fa per la produzione di carta, e mai utilizzati per quello scopo. All'interno del bosco è una fitta rete di canalizzazioni idrauliche e chiuse di età romana. Fino a non molto tempo fa, alle falde della collinetta sulla quale insiste la tomba ipogea, era visibile tra la vegetazione un mosaico bianco e nero, in pessime condizioni. A breve distanza dal mosaico ancora gorgoglia una sorgente spontanea, l'unica rimasta delle almeno 5 che si trovavano nella Tenuta. |
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Il percorso all'interno della Tenuta termina, attraversando il pioppeto e una serie di canneti sulla destra, di nuovo su via dei Numisi. La logica continuazione del percorso è la Tenuta della Farnesiana |
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