Il Vulcano Laziale

 

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La presenza di una realtà imponente come i Colli Albani costituiva un forte elemento coesivo per i Latini, il cui territorio ne era interamente dominato. Non è un caso se uno dei templi più importanti per le popolazioni di stirpe latina, il tempio di Giove Laziale, sorgeva proprio sulla sommità del monte Cavo che, con i suoi 938 metri, è la vetta principale dei Colli Albani. Ma prima ancora di costituire il punto di riferimento religioso, topografico e ideale dei Latini prima, e dei Romani poi, il Vulcano Laziale ha avuto un ruolo fondamentale nel determinare l'aspetto geomorfologico di un territorio vastissimo, creando le condizioni ambientali ottimali per la nascita e la vita di un grande popolo.

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Vulcano Laziale e fenomeni di vulcanesimo residuo

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Il Vulcano Laziale non è nato all'improvviso, ma ha assunto il suo attuale aspetto nel corso di qualcosa come 700 mila anni.

Prima di esaminare la sua storia, è importante chiarire cosa c'era precedentemente. "Prima del vulcano" c'era il mare, che a quei tempi si trovava ad un livello molto più alto di adesso, lasciando emergere solo le parti sommitali del preappennino (monti Ernici, Prenestini, Simbruini...) e dei Lepini. Sul fondo del mare si depositavano imponenti quantitativi di sedimenti che, in buona parte, sarebbero diventati le attuali argille.

   
         
   

Il vulcano ha una data di nascita precisa: 706 mila anni fa si verificava, infatti, una enorme eruzione di tipo esplosivo. Di fatto, i gas ad altissima temperatura, si erano accumulati nel sottosuolo fino a raggiungere una pressione altissima, tale da provocare un'esplosione. L'effetto, fatte le dovute proporzioni, è esattamente quello di un tappo di spumante che viene proiettato con violenza fuori dalla bottiglia, solo che qui il tappo era costituito da migliaia di tonnellate di roccia, unita al magma solidificato e a frammenti della camera magmatica. Tutto questo materiale proiettato in aria, a causa della violenta esplosione, era ridotto in particelle molto fini, con diametro medio variabile da qualche micron (polveri) fino ad un metro e oltre (lapilli e "bombe"). Ovviamente, esaurita la forte spinta, tutto questo materiale è ricaduto a terra, accumulandosi. Questi materiali vengono genericamente chiamati piroclasti e una fase vulcanica esplosiva viene detta anche piroclastica.

         

La prima fase piroclastica del Vulcano Laziale consta di diverse esplosioni, avvenute tra i 706 e i 680 mila anni fa. Il prodotto principale è il tufo pisolitico. Una seconda fase esplosiva si è avuta tra i 528 e i 338 mila anni fa, generando pozzolane rosse e nere. L'ultimo importante episodio piroclastico risale a 338 mila anni fa: ad esso si deve un caratteristico strato di conglomerato giallo. Un altro prodotto di quest'ultima fase, circoscritto ad una piccola porzione di territorio, è il tufo di Villa Senni (via Anagnina - via della Cavona).

Dopo un periodo di quiete, 190 mila anni fa vi fu l'ultima importante fase del vulcano. Diversamente dalle precedenti, in questo caso si trattò di una imponente colata lavica che, dai Colli Albani, si diresse verso valle in varie direzioni, dando origine alla caratteristica pietra nera, nota come basaltina o "selce" (il nome scientifico è tefrite leucititica), presente in diversi punti del Lazio Latino.
La colata di Capo di Bove, che dal Lago di Albano scende in direzione di Roma, attestandosi presso la tomba di Cecilia Metella (da cui prende il nome) e che ha formato il crinale su cui corre la via Appia Antica, ebbe origine proprio in questa occasione.

Da allora non si sono registrate altre attività eruttive o effusive, ma il vulcano continua ad essere ancora decisamente attivo.